TEATRO
EVENTO...
Sublime serata Bejart alla Scala
Emanuela Cassola
Quale migliore occasione di concludere l’anno con un classico della Danza Moderna per eccellenza, Maurice Bejart, nella cornice ideale del Teatro alla Scala di Milano.
Bejart, scomparso recentemente, il 22 novembre 2007, si unisce all’immenso vuoto che altre due grandi firme della Coreografia internazionale, quali, Merce Cunningham e Pina Bausch, lasciano nel panorama della Danza e dell’Arte in senso lato, la cui dipartita , come una meteora improvvisa nei cieli di luglio ha colto sgomenti appassionati e irriducibili del teatro.
Questo inevitabile appuntamento con la morte, non ha risparmiato nemmeno il re del Pop, Jackson calando il sipario su un momento di storia del costume che ha segnato ed influenzato ancor oggi,comportamenti stereotipi, archetipi, di generazioni a confronto.
…show must go on…recita nei versi il testo della canzone dei Queen, scelta insieme alla musica di Mozart, dallo stesso Bejart, per Le Presbytère, una delle coreografie tra le più trasgressive e innovative.. …lo spettacolo deve continuare…appunto.
La tradizione del Maestro, oggi,continua con Gil Roman, suo grande interprete come George Don,per il Ballet du ventième Siècle, Compagnia fondata e plasmata da Bejart, capace d’incontrare culture altre.
Ridonando splendore alla Danza maschile e alla virilità di ambo i due sessi nei ruoli danzati, il Maestro, geniale uomo di teatro, figlio del filosofo Gaston Berger, destruttura, include testi, voci, nella partitura coreografica. La narrazione di una sua creazione accoglie e stupisce allo stesso tempo lo spettatore.
La fascinazione è parte della cifra stilistica del Coreografo, i cui passi e movimenti sono una matrice identificativa, un segno grafico, una firma distintiva senza tempo.
Il Corpo di Ballo del teatro alla Scala, omaggia con un trittico la Serata Bejart, attraverso i suoi capolavori : L’Oiseau du Feu, Le chant du compagnon errant, e Le Sacre du Printemps, sotto la guida impeccabile del M° Daniel Harding. Il senso del motto francese “ Libertè, Fraternitè, Egualitè, è molto vivo nel corpo e nelle intenzioni dei personaggi che il Maestro fa interpretare e vivere ai suoi ballerini. Il sentimento rivoluzionario nell’opera dell’Uccello di Fuoco, che per metafora rinasce dalle ceneri come la Fenice, è un inno alla bellezza, alla giovinezza, al potere della forza creativa dei gruppi giovanili, ai quali attribuisce movimenti sincronici di pura energia.
Il corpo dell’interprete, Eris Nezha , di rosso vestito, scolpisce la forma con movenze sinuose, quasi volerne annullare i confini corporei, per scavare nell’anima, nell’essenza dell’uomo, come la musica di Strawinskij, travolgente e innovativa.
E l’amore per l’essere umano torna prepotente con il Canto del Compagno errante, mirabilmente interpretato dal Duet, Dawid Kupinski e Oscar Chacon, accompagnati dal canto del baritono Roderik Williams, sulle note dei Lieder di Mahaler.
Ogni nota e fraseggio, un gesto. Un movimento che parla con il linguaggio non verbale della danza, colpendo dritto al cuore, all’intenzione, alla coscienza, quella presa di coscienza dell’essere umano che parla di solitudine, nel cercare lungo il cammino, la via del proprio destino, errante, come l’uomo e la sua ombra.
L’inno alla vita, alla creazione, alla bellezza dei corpi, in quanto uomo e donna, ma anche come essenza virile di energia scaturita dalla madre terra, è senza dubbio La Sagra della Primavera, scritta dal compositore Igor Strawinskij, i cui interpreti scaligeri, Francesca Podini (l’Elue) e Mick Zeni (l’Elu), insieme al Corpo di Ballo, hanno dato prova di grande freschezza interpretativa.
I corpi femminili con le movenze bejartiane ridanno il giusto contrappunto di eleganza, fermezza, potenza dell’essere femminile, senza cadere in frivoli stili manieristici, propri di un decadentismo spesso stereotipato del gentil sesso.
Mentre, l’antico splendore del ruolo maschile interpretativo nella danza, è qui ben evidenziato, dall’apoteosi dei corpi, dalle movenze decise, grandi salti e prese, consoni alla maturità tecnica dei più veterani e l’agilità d’insieme, confluiscono in un interminabile, scrosciante, tripudio di applausi.
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