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Recensioni di "La prima cosa bella", "A single man"

 

La prima cosa bella ••••

 

Nella Livorno anni ’60 una giovane ragazza sognatrice ed ingenua, fugge con la prole dal marito geloso, si lascia facilmente sedurre dagli uomini e dal cinema, non disdegnando un bislacco triangolo amoroso. I figli hanno visto e sentito troppo, si riuniranno e tra nozze e funerali tenteranno di superare ricordi e traumi. Una commedia che racconta fino ai giorni nostri quell’Italia squisitamente provinciale, dove le famiglie nascondono le proprie pecche pur di andare avanti e le mamme anche in punto di morte chiedono al figlio maschio se ha bisogno di mutande e calzettoni. Famiglie che si separano e che soffrono, ma che alla fine si ritrovano e riconciliano Un Virzì al massimo della sua ispirazione riesce nell’ardua impresa di far piangere e ridere gli spettatori, senza mai confezionare un’operazione nostalgia. Se i figli Mastrandrea/Pandolfi sono perfetti nei loro ruoli, la staffetta Ramazzotti – Sandrelli è da applausi a scena aperta. Virzì ha realizzato davvero una cosa bella per la sua carriera e per il cinema italiano e voi non commette l’errore di non andare a vederlo, sarebbe imperdonabile.

 

 

A single man •••

 

Un professore gay, sullo sfondo della crisi missilistica di Cuba, dopo la morte del giovane compagno non riesce a sopravvivergli. Tom Ford, il direttore creativo di Gucci, allestisce per il suo primo film un universo anni ’60 terribilmente impeccabile, intorno ad un superbo Colin Firth e una splendente Julianne Moore nel ruolo dell’amica alcolizzata e innamorata. Scenografie, costumi, fotografia, musica votati alla perfezione, in un’opera che ricerca troppo la bellezza (neppure è comprimario è lontanamente bruttino), dove tutto è fin troppo calcolato al millimetro per emozionare sempre e fino in fondo. Un buon film, ma non griderei al capolavoro come ha fatto qualcuno, perché il cinema non è solamente un esercizio di stile.

 

 

Michele Fraternali


 
     

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