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Roland Petit e il dittico degli opposti al teatro alla Scala



Emanuela Cassola Soldati

 

Avvenimento di grande prestigio, al teatro alla Scala di Milano,, in cartellone, le dieci serate dedicate al coreografo francese Roland Petit, con un dittico, che esalta due capolavori del Maestro, evidenziando negli opposti, il concetto di morte e vita, con Le Jeune homme et la Mort e Pink Floyd Ballet. Il primo capolavoro, nato dall’incontro e il sodalizio con lo scrittore Jean Cocteau, nel 1946, appena dopo la Liberazione, Roland Petit, aveva da poco rassegnato le dimissioni all’Opèra di Parigi, e insieme al direttore artistico Boris Kochno e Christian Berard , fonda la sua prima Compagnia, il Ballet des Champs-Elysèes, finanziato economicamente dal padre. Un inno simbolo dello spirito e del pensiero esistenzialista. Come Le Spectre de la Rose, era stato l’emblema dell’anima del Romanticismo, qui, il Giovane uomo protagonista della sua stessa morte, cammina verso il suo destino, accompagnato e sedotto dalla suadente morte, nelle sembianze della giovane amante. Con taglio prospettico di una pellicola cinematografica del realismo francese, una soffitta parigina, tipica di un pittore bohèmien, la malinconia delle ombre della notte sui tetti, in contrasto con le luci delle insegne luminose, indice di progresso, donano allo spazio scenico, uno squarcio di vissuto quotidiano . Gli abiti del protagonista, in tuta di jeans blu, si materializzano nella possente fisicità materica di Roberto Bolle, interprete eccelso, come fu per Jean Babilèe, il ruolo struggente di questo cammeo firmato Petit. Come in un quadro di Tolouse Lautrec, i colori primari del blu, del giallo, del rosso, si palesano evidenti nella tavolozza iconografica del quadro coreografico, tanto da rendere chiaro e trasparente il linguaggio del movimento adottato, nonostante, la musica di Joan Sebastian Bach, supporti, quasi in differita, come in un film muto, le azioni sceniche danzate. La Giovane donna in giallo, interpretata da Marta Romagna, si tinge dei colori della morte, sua sposa nelle tinte del rosso e del bianco, come nel significato cromatico della cultura orientale. Nel secondo balletto, Petit, con grande modernità ed attualità , trasporta , nei rivoluzionari anni ’70, la voglia di trasgressione e innovazione con la musica dei Pink Floyd, con un inno alla vita. Un crescendo di passi a due, assoli, quadri d’insieme, geometrici, precisi come soldati in marcia, presentano la scuderia al completo del Corpo di Ballo del teatro alla Scala, con i suoi solisti e primi ballerini, in semplici tute accademiche bianche aderenti, da cui si evidenzia la bravura tecnica ed estetica di ogni singola interpretazione, potente, sincronica, in cui , la partitura coreografica , si è plasmata nel tempo in divenire, per mano dello stesso autore Roland Petit recentemente scomparso nel 2011.


 
     

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