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IL CINEMA SI METTE IN MOSTRA
di Michele Fraternali 
 

Si è appena conclusa la 72° Mostra del Cinema di Venezia e mai come quest’anno è risultata evidente la combinazione tra documentario e cinema puro, dove la realtà è divenuta la vera protagonista, probabilmente anche a causa di una sempre maggiore incapacità di inventare. Scorrendo i titoli proposti si scorgono storie tragiche, appassionanti e costruttive dove il quotidiano diviene storia condivisa. Si portano sul grande schermo l’infanzia negata dei bambini soldato, la privazione dell’amore materno, il dramma della guerra, la sfida estrema dell’uomo contro la natura, lo sfruttamento degli uomini in nome d’interessi economici, problemi genitoriali e complicati percorsi psicologici per ricercare la propria identità di genere. Dai nostri registi in concorso (Pietro Messina, Giuseppe Gaudino e Marco Bellocchio) si sperava vivamente in un riscatto dopo le amarezze e le delusioni di Cannes e invece purtroppo si è riscontrata poca ispirazione e la solita autoreferenzialità tipica di troppo cinema d’autore nostrano. Ci siamo dovuti accontentare e gioire per la vittoria della Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile di Valeria Golino. Dopo la proclamazione dei vincitori (Leone d’oro a Desde allà del venezuelano Lorenzo Vigas e Leone d’argento a El Clan dell’argentino Pablo Trapero) stranamente non ci sono state polemiche, anche se nessuno avrebbe immaginato che le maggiori sorprese sarebbero arrivate dall’America Latina. Il direttore della Mostra Alberto Barbera ha detto che il festival ha ribadito ancora una volta la sua missione di scopritori di talenti, che vanno ricercati e proposti al pubblico. E ironizzando ha persino aggiunto che quest’anno il festival di Cannes ha scoperto il cinema francese, mentre a Venezia si è portato alla luce quello Sudamericano. Tutto sacrosanto, se non fosse per il fatto che una maggiore attenzione e valorizzazione del cinema nostrano non guasterebbe affatto. Il nostro oramai è un Cinema che vive di eventi eccezionali, dato per morto un giorno sì e l’altro pure, che viene resuscitato quando un film riscuote un particolare successo internazionale, come nel caso dell’oscar a Sorrentino per La grande bellezza. Ci si dovrebbe impegnare tutti nel ricostruire un sistema – cinema degno di questo nome, partendo dalle produzioni, sviluppando tutto il materiale umano ancora inespresso, fino alla distribuzione. Come sempre accade oramai da troppo tempo nei festival internazionali, non vengono prese in considerazione le commedie. Per risalire all’ultima che abbia ottenuto un riconoscimento alla Mostra di Venezia si deve tornare al 1997 con Ovosodo di Paolo Virzì. Purtroppo questo genere cinematografico fa capolino alle rassegne internazionali solo se l’autore è defunto o si organizzano retrospettive. Perché nonostante la commedia dell’arte sia nata in Italia, la risata è ancora così difficile da legittimare in certi contesti? E’ assolutamente erroneo considerare autorevole tutto ciò che è serio e non conferire il giusto valore a ciò che invece diverte con sagacia e acume, anche perché talvolta ci sono più contenuti in alcune commedie che in tanti declamati film d’autore. Se è vero che i festival abbiano un certo snobismo verso le commedie, è altrettanto vero che negli ultimi anni quelle nostrane si sono omologate al ribasso, ricopiando se stesse senza proporre alcuna novità. Lasciano però ben sperare nuovi autori come Edoardo Leo o Pif a cui si spera che il cinema italiano dia i giusti mezzi e le giusta libertà per esprimere il loro talento. E se questo accadesse ci si auspica che un festival come quello di Venezia se ne accorga. Una nota di assoluto merito va ascritta a questa Mostra, che ha dimostrato che senza una memoria storica non ci può essere futuro. Lo ha fatto conferendo il Leone d’oro alla carriera al regista Bertrand Tavernier al quale ha concesso di scegliere quattro titoli del passato che poi sono stati proiettati. Un’iniziativa originale, che ha dimostrato che i vecchi film non sono solo per nostalgici cinefili, ma sono un patrimonio di assoluto valore per comprendere quali siano le potenzialità del cinema. Solamente conoscendo il passato, possiamo ricercare nuove strade da percorrere per il futuro. Ora non resta che aspettare che i titoli proposti in laguna approdino nelle sale per vedere quale sia il riscontro del pubblico. 

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