CINEMA
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Recensioni di "Il concerto", "Shutter island", "Genitori e figli"
Il Concerto ••••
Nel 1980 Andrei, direttore d’orchestra del Bolshoy, viene licenziato per aver difeso alcuni musicisti ebrei. Trent’anni dopo per fortuite e inaspettate coincidenze avrà l’opportunità di ricostituire la sua orchestra e suonare in un prestigioso teatro parigino. Mihaileanu realizza un’opera in grado di variare continuamente genere e stati d’animo, passando con assoluta disinvoltura dal comico al drammatico, dall’avventuroso al romantico, dimostrando che è proprio il gioco delle contrapposizioni a creare una perfetta armonia. Esuberante, ma allo stesso tempo lieve e poetico, il film, con straordinari slanci creativi, sfocia anche in alcuni irresistibili momenti grotteschi. Il concerto finale è un raro e prezioso spettacolo musicale che riscalda il cuore, una lezione di cinema delle emozioni autentiche, viscerali, pure, indimenticabili.
Shutter island •••
L’agente Daniels e il suo nuovo collega si recano sull’isola di Shutter nella prigione di massima sicurezza per indagare sulla misteriosa scomparsa di una paziente. E’ chiaro fin da subito che le cose non sono come sembrano, ma Scorzese è abilissimo nel distogliere l’attenzione di spettatore con continui colpi di scena, presunti complotti, depistaggi, sospetti ed esperimenti medici. Un film celebrale, disturbante, sovraccarico, che spazia dal poliziesco al thriller psicologico, dal noir all’horror, dove il regista newyorkese non rinuncia al suo sottile gioco di citazioni. Un viaggio ambiguo e misterioso per un meccanismo ad orologeria e alta tensione, che vale il prezzo del biglietto, ma che di certo non rappresenta uno dei capolavori del Maestro. Di Caprio è sempre più bravo e poi erano anni che un film non si risolveva all’ultima battuta.
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Genitori e figli: agitare bene prima dell'uso ••
Un professore, per comprendere perché suo figlio voglia fare il provino per il Grande Fratello, assegna un tema che ha per titolo “Genitori e figli istruzioni per l’uso”. Lo svolgimento lo racconta la voce fuori campo di un’alunna. Dopo i manuali d’amore e gli italiani all’estero, Veronesi propone una commedia corale sul rapporto genitori – figli, seguendo le logiche del suo cinema schematico e volgarotto, dove gli spunti interessanti (le giovanissime cubiste, i provini per un reality, un adolescente piacevolmente razzista) puntualmente non vengono approfonditi. Un cast di prestigio non salva un film superficiale che è ben distante dall’essere una commedia di costume, ma che nella sequenza del campo rom sa essere assolutamente di pessimo gusto. A Veronesi fornite un manuale d’istruzione per non usare più espedienti di bassa lega al fine di ottenere facili consensi popolari.
Michele Fraternali
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